museo condiviso
open access culturale

contenuti open access per la cultura e il territorio
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una proposta a cura di andrew daventry
daventry@protonmail.ch
http://andrewdaventry.riletture.eu

museo condiviso è una proposta di promozione culturale che interessa le aree colpite dal terremoto del centro Italia del 2016, con lo scopo di creare un archivio di contenuti legati al territorio, rilasciati sotto licenza libera, che potrà diventare il nucleo di un’economia solidale e virtuosa, tesa a favorire turismo e cultura.

il progetto sarà illustrato il presso l’Università di Macerata (Polo Pantaleoni) durante il convegno ‘Recuperare il valore del territorio dopo il terremoto’

open access per la cultura e il territorio

Open access è un termine tecnico, universitario, di recente entrato nel lessico italiano (il dizionario Treccani lo ha inserito solo nel 2003), che indica un approccio etico alla pubblicazione scientifica attraverso la garanzia di libero accesso da parte della comunità.

Museo condiviso propone di esportare questo modello e di utilizzarlo per creare un ecosistema di qualità a partecipazione diffusa, rivolto alla rinascita dei territori colpiti dal sismo del 2016.
Il progetto invita stakeholder e attori locali (ed, in generale, chiunque voglia parteciparvi) a contribuire creando una piattaforma comune di contenuti open source: biblioteca e archivio digitale accessibile, utilizzabile anche per valorizzare la vocazione turistica dei nostri luoghi.

museo condiviso: le fasi operative

Essenzialmente, il progetto si compone di tre distinte fasi.

La prima di queste prevede una ricognizione del patrimonio culturale già esistente, tesa ad individuare documenti di qualunque tipo (testuali, ma anche iconografici, audiovisivi,..) che possano essere inseriti all’interno del progetto. La selezione deve essere reale, premiando la qualità più che la quantità.
L’archivio può accogliere sia documenti semplici (fotografie, testi, audio, video) che composti (cataloghi di mostre, guide turistiche, ricettari, libri, antologie); in questo secondo caso, l’autore dovrà fornire anche i singoli file utilizzati durante la creazione dell’opera (a titolo di esempio un museo potrà consegnare il catalogo di una mostra, ma dovrà consegnare anche le singole foto e i testi che lo formano).
Eventuali carenze oggettive (documenti rilenti che non possano essere inclusi per volontà dell’autore o per scarsa qualità) devono essere segnalate.

La seconda fase prevede l’ottimizzazione del materiale raccolto secondo due diversi criteri:

  • informatico: i documenti devono garantire la più ampia fruizione, sia passiva (lettura, ascolto, consultazione,..) che attiva (estrazione, rielaborazione,..) in alta qualità. Ogni documento dovrebbe, ove possibile, essere archiviato e messo a disposizione anche in formati lossless aperti.
  • linguistico: la valorizzazione delle lingue straniere è fondamentale per una fruizione davvero diffusa. Italiano e inglese sono quindi essenziali; ma anche altre lingue, con un occhio di riguardo ai mercati turistici più promettenti, rappresentano un investimento di assoluto rilievo.

Le mancanze segnalate in precedenza possono essere colmate in questa fase attraverso la realizzazione di nuovo materiale, destinato a sostituire quello precedente; inoltre sarebbe auspicabile attivare iniziative sociali volte a creare nuovi contenuti, anche attraverso la mediazione di scuole, università e biblioteche.

La terza fase, conclusiva, consiste nell’individuare interlocutori affidabili, che possano veicolare al meglio le varie proposte. Stampa ed agenzie turistiche sono ovviamente destinatari privilegiati: ma spesso anche approcci non convenzionali possono risultare vincenti.
In aggiunta, si deve cercare di implementare una rete di dialogo interna fra gli enti coinvolti, in modo che ciascuna di questi promuova coi propri visitatori un percorso tematico proponendosi quindi non come meta a sé stante, ma come parte di un cammino strutturato.

museo condiviso: il risultato

Il risultato di queste pratiche sarebbe un archivio digitale così costituito:

  • consultazione: chiunque può accedere all’archivio da remoto ed interrogarlo mediante metadati. La consultazione deve poter essere ottimizzata in base alla velocità di connessione degli utenti ed ai device utilizzati. Deve essere garantita la possibilità di scaricare il contenuto per una fruizione da remoto, anche in assenza di connessione internet.
  • utilizzo: il materiale deve poter essere scaricabile e riutilizzabile anche in altri contesti. Nel caso di documenti composti da più elementi, deve essere garantita anche la possibilità di ottenere in maniera separata ciascuno dei singoli componenti. Ove possibile si devono privilegiare formati digitali lossless e standard aperti. È possibile infine, ma sconsigliato, limitare o vietare l’utilizzo di parte del materiale se effettuato a fini di lucro.
  • acquisizione: mentre consultazione ed utilizzo sono aperti a tutti, l’acquisizione di documenti viene limitata secondo standard qualitativi condivisi, sia per quanto riguarda i contenuti che per quanto riguarda i supporti tecnici. Chiunque potrà quindi proporre materiale del quale detenga i diritti, ma l’inserimento sarà sottoposto a vaglio preventivo.
  • assistenza informatica: l’archivio, per essere realmente fruibile, dovrà prevedere una serie di meccanismi che aiutino gli utenti meno esperti alla consultazione ed agli utilizzi. Il risultato può essere ottenuto realizzati vademecum digitali (anche in formato video, ove possibile) che illustrino quanto meno le operazioni basilari. Un livello più tecnico potrà essere garantito da testi più avanzati o da un supporto via mail / social. Sarebbe inoltre utile prevedere tramite download la ri-distribuzione dei principali software open source che permettano di fruire dei contenuti offerti.

museo condiviso: perché l’open access

Questo programma articolato può essere realizzato anche senza ricorrere all’open access. Ottimizzazione di contenuti, strategie di distribuzione e accordi condivisi non dipendono dall’uso di licenze libere.

In effetti il ricorso all’open access NON è indispensabile.
Semplicemente, è una scelta vantaggiosa per tutti.
L’open access produce documenti che garantiscono la massima diffusione nella piena legalità, proteggendo al contempo la paternità dell’opera.

Un archivio open access permette di ridurre i costi di produzione e di transazione delle pubblicazioni. Le regole sono chiare. Chiunque voglia, rispettandole, può fruire del materiale prodotto. Un editore può utilizzare una foto o un testo per la guida turistica che sta pubblicando. Un’insegnante può utilizzare il materiale per arricchire le sue lezioni. Un’agenzia di viaggi può rinnovare il suo repertorio iconografico nei cataloghi che consegna ai turisti. Una biblioteca può scaricare i file e archiviarli offline per tenerli a disposizione dei suoi utenti. I potenziali utilizzi sono infiniti.

Ma soprattutto, l’open access è da preferirsi per la sua filosofia. L’open access è uno specchio dei valori del nostro territorio, della nostra comunità: cooperazione, generosità, impegno civile e morale.

museo condiviso: open access, turismo e storytelling

Il turismo si sviluppa non solo attraverso réclame pubblicitari; molto spesso la scoperta di un luogo nasce da una storia, da una narrazione, da qualcosa che abbiamo sentito, guardato, letto.
Forse l’esempio più noto in Italia è quello di Verona: splendida città che, però, deve molto del suo turismo anche al mito di Romeo e Giulietta (la casa della celebre eroina è, dopo l’Arena, l’attrazione più recensita su Tripadvisor, distaccando lungamente monumenti ed attrazioni storicamente e artisticamente più valide).

Più di recente, la Sicilia orientale di Montalbano ha conosciuto i benefici di questo turismo; nel territorio marchigiano, forse più vicino a noi, ricordiamo invece ‘Il giovane favoloso’, recentissimo film che ha mostrato al mondo lo splendore dei luoghi leopardiani, nonché la terza e quarta serie della fiction Rai ‘Che Dio ci aiuti’, i cui episodi sono introdotti da brevi incipit, sapientemente dislocati sul territorio, per presentare costa ed entroterra.

Abbiamo borghi, città, monumenti, piatti tipici e bellezze naturali - perché non animarli con storie, con protagonisti, con pagine che ci raccontino al mondo?
L’idea non è assolutamente originale. Una delle più notevoli iniziative in proposito è stata promossa dal Fondo per l’Ambiente Italiano nel 2016, che ha bandito un concorso letterario riservato a ‘storie e racconti ispirati ai beni e ai luoghi che dal 1975 il FAI protegge, valorizza e tutela’.

Perché non sviluppare un concorso del genere, ambientato nei nostri luoghi, promosso anche, e soprattutto, attraverso scuole e biblioteche? Una selezione dei testi proposti porterebbe ad individuare una serie di lavori di alta qualità facilmente distribuibili (in quanto sotto licenza libera) ed utilizzabili come strumento di promozione del territorio. La curiosità e l’amore per la lettura spesso coincidono; e una storia può viaggiare e farci conoscere nel mondo.

museo condiviso: nome e identità

Il nome ‘museo condiviso’ nasce come omaggio alla ben più nota espressione ‘museo diffuso’ (écomusée), ideata da Georges Henri Rivière e Hugues de Varine per qualificare una nuova visione del museo, contrapposta a quella tradizionale: non più mero custode di conoscenza ma specchio del territorio, con il quale interagisce e nel quale si riconosce.
La variazione proposta si ricollega al concetto economico di ‘commons’, di bene comune ed all’idea di condivisione che è, o dovrebbe essere, obiettivo primario per la valorizzazione di qualunque patrimonio culturale.

Il logo di museo condiviso invece trae spunto (bisogna sempre riconoscere i propri debiti) da quello di Eduopen, portale di formazione a distanza promosso da GARR e CINECA.
La variazione dal rosso all’oro e lo riempimento dell’area comune ai due cerchi sono un richiamo alla pratica giapponese del kintsugi; tecnica tradizionale che utilizza oro fuso per riparare un oggetto rotto, rinnovandolo e trasformandolo in qualcosa di diverso e di ancor più prezioso.

Il font utilizzato nel logo è Titillum, eccellente creazione dell’Accademia di Belle Arti di Urbino rilasciato sotto licenza SIL Open Font License v1.10.

Il resto del sito invece utilizza come font Noto Serif, © 2012 Google, anch’esso rilasciato sotto licenza SIL Open Font License v1.10.

Il sito web è stato realizzato attraverso l’editor testuale VIM su sistema operativo GNU-Linux Debian; il logo è stato realizzato con Inkscape, mentre le immagini sono state ottimizzate con Gimp.

L’immagine che vivacizza questa pagina è una veduta di Falerone, © 2016 Enrico Pighetti.
Foto gentilmente rilasciata sotto licenza CC BY 2.0.

museo condiviso: ringraziamenti

museo condiviso nasce come invito alla cooperazione ed al riconoscimento dei contributi reciproci.
Per questo mi sembra doveroso riconoscere quanto siano stati importanti i suggerimenti, gli aiuti e le critiche che hanno accompagnato la sua gestazione.
I consigli proposti non sono stati sempre accolti, vuoi per impossibilità o difficoltà materiale, vuoi per mera scelta personale: ma anche in questi casi la discussione è stata comunque utile, se non essenziale.

Si ringraziano quindi, in ordine rigorosamente alfabetico quanti hanno speso il loro tempo ascoltandomi e dandomi una mano. In particolare:

  • Alessia Liccardo
  • Antonietta Filaci
  • Deborah Di Carlo
  • Diletta Di Luce
  • Fabio Manini
  • Francesca Marzano
  • Giuditta Foti
  • Isabel Modica
  • Marianna Pastore
  • Silvia Venturi

Come minimo l’autore deve un caffè a tutti loro; e, ad alcuni, anche molto di più.

Questo documento è stato oggetto di una lunga ottimizzazione attraverso CSS per ottenere una stampa (formato A4) che sia quanto più possibile fruibile ed ecosostenibile.
Tuttavia l’autore ricorda comunque che la scelta migliore rimane sempre quella di non stampare, se non assolutamente indispensabile.
filigrana decorativa
veduta di falerone